domenica 11 dicembre 2016

Scegliere l'Io narrante


Nel precedente post sugli aspetti da mettere a punto prima di iniziare a scrivere, ho parlato dell'Io narrante. Che si tratti di prima o terza persona, di presente o passato, la forma non è semplice da gestire come si potrebbe pensare, e ogni scelta nasconde delle insidie.

Brevemente (vedi qui il post completo), già abbiamo detto che il presente è ottimo per far immergere il lettore in un'azione in corso e coinvolgerlo in maniera totale. Sulle lunghe distanze tuttavia è stancante e sarebbe preferibile il passato. Il narratore universale è obsoleto, le soggettive permettono invece di far calare meglio, e in maniera più dinamica, il lettore nei pensieri del personaggioLa prima persona facilita l'immedesimazionema taglia fuori la suspense che si viene a creare sapendo cosa ha in mente qualcun altro.

Proseguendo, il passato è più piano e rassicurante, mentre il presente è ritmico e adrenalinico, fa sentire il lettore una sorta di 'guardone.' La terza persona al passato è la più sfruttata, perché più lineare e gestibile, soprattutto in relazione alle dimensioni di un romanzo; permette inoltre di mostrare più soggettive. Insomma, come al solito tutto dipende dal genere di storia che vogliamo scrivere.

A livello di Io vero e proprio, l'autore non è mai il narratore/personaggio, a meno che non stiamo parlando di un'autobiografia, per cui bisognerà fare attenzione a svariati risvolti della vicenda, quali per esempio la morte (un personaggio non può raccontarcela dal suo punto di vista, che sia in prima o in terza). Un prologo in prima persona, altro esempio, ci catapulta nella mente di un personaggio, in mezzo a un'azione, ci fa leggere nei suoi pensieri in presa diretta, magari attraverso un flusso di coscienza (anche se è sempre meglio 'mostrare' le vicende mentre accadono, attraverso battute e azioni); ma se - altro esempio - vogliamo creare tensione per un qualcosa che un personaggio non sa e il lettore (che tifa per lui) sì, è opportuno utilizzare più soggettive per 'vedere' qualcosa in più. La prima persona ha più ritmo, ma non è molto elastica in merito alle informazioni da fornire, in quanto chi pensa già le conosce e le sfoggerebbe solo per fornire chiarimenti al lettore in maniera artefatta.

Usare più tecniche all'interno di uno stesso libro crea confusione e disomogeneità, quindi meglio provarci quando si è in grado di padroneggiare materiale e tecniche alla stessa maniera; tuttavia è un espediente possibile in presenza di flashback, per spezzare un ritmo troppo serrato o per rendere più varia la struttura.

Un buon metodo per entrare nell'ordine di idee giusto con cui effettuare la scelta è esercitarsi con racconti molto brevi. A seconda del genere e del tipo di struttura, diventa a mano a mano sempre più semplice capire quale sia la forma appropriata e quale riusciamo a manovrare meglio.

Come anticipato però nel precedente post, arrivati a questo punto, ogni scelta, oltre che dal tipo di storia, dipenderà anche dai personaggi, per cui vi rimando alla prossima puntata.

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