sabato 17 dicembre 2016

Il punto di vista


Abbiamo parlato dei personaggi e dell'Io narrante, e  a questo punto non posso fare a meno di entrare nel merito di una questione assai ostica, un muro contro il quale prima o poi chiunque scrive si ritrova a sbattere la testa; e, se si intuisce l'inghippo al volo, bene, altrimenti sarà davvero un grosso problema affrontare la stesura di un romanzo.

Molti autori iniziano a scrivere senza essere dei gran lettori e spesso basano le loro narrazioni sulle 'partiture corali' del cinema e delle serie televisive. Ma è proprio lì che dovrebbero invece cercare un'altra chiave: l'occhio della macchina da presa, la soggettiva.

Se iniziamo a guardare la scena con gli occhi di un personaggio, leggendo nei suoi pensieri e immedesimandoci in lui, saltare nella testa di qualcun altro all'interno dello stesso paragrafo è errore; costringe il lettore a tornare indietro perché sta perdendo il filo e non sta capendo più chi pensa cosa e chi vede quant'altro.

Il modo giusto per procedere è quello di calarci nei panni del personaggio dal cui punto di vista vogliamo narrare gli accadimenti e limitarci alla sua visione, senza sviare su riflessioni altrui o tanto meno immagini che dalla sua posizione non può avere, men che mai cose che non può sapere.

Questo non significa che possiamo guardare la storia solo con gli occhi di un personaggio, ma, se vogliamo avere un diverso punto di vista, dobbiamo mostrarlo in seguito, all'interno di un altro paragrafo, staccato dalla barra dell'invio, senza passare dai pensieri dell'uno o dell'altro addirittura in fase di dialogo, confondendo e disorientando il lettore. Con la spaziatura sarà chiaro che la scena e il punto di vista potrebbero essere cambiati, ma è bene specificare sin dalle prime righe chi sta pensando, per evitare che il lettore stia ricollegando la narrazione a qualcun altro.

Come tecnica è assai difficile e gli aspiranti scrittori che vogliono ottenere tutto e subito fanno spallucce ed evitano di studiare, certi che la loro storia sarà comunque quella del secolo. L'ampliamento dei titoli a disposizione a basso costo e il self hanno poi diffuso innumerevoli lavori colmi di questo tipo di errore, per cui anche i pochi autori che ancora leggono difficilmente si trovano di fronte a un testo corretto.

Per non parlare di coloro che, pur di evitare il minimo sforzo, si impuntano sul Manzoni e il narratore onnisciente, perché sono rimasti alle tecniche di due secoli fa (ovvio, non leggono al di là della scuola) e sono convinti che siano ancora valide per il lettore contemporaneo; lettore che non può perdere tempo in paragrafi in cui ogni volta deve tornare indietro per capire chi sta pensando (l'errore di soggettiva non è il narratore universale, il deus ex machina che tutto sa, caduto semplicemente in disuso, ma solo uno sbaglio).

Tutto questo è valido con qualunque tempo verbale stiate procedendo, così come se state usando la prima o la terza persona. Uno dei motivi per cui molti autori alle prime armi scrivono spesso in prima persona è che, per forza di cose, il punto di vista è più gestibile, calarsi nei panni di un unico personaggio è più facile. Eppure c'è chi riesce a sbagliare lo stesso.

'L'assegnazione delle parti' dovrà essere correlata all'importanza dei personaggi. Il protagonista non potrà avere meno paragrafi dal suo punto di vista rispetto a quelli di un personaggio secondario, così come non dovranno esserci troppi punti di vista per non creare confusione. Oltre la metà della narrazione, stimando delle proporzioni, dovrebbe essere nella testa del protagonista, e il resto potrebbe essere smistato al massimo fra altri due o tre personaggi rilevanti, se la storia lo richiede. Un racconto ovviamente può essere narrato dalla soggettiva di un unico personaggio, mentre un romanzo alla lunga diventerebbe noioso (a meno che non si tratti di un particolare mystery che ha bisogno di evitare altre visuali).

Finalmente arriviamo a quelli che, a un certo punto, studiano e ci provano, e allora incontriamo gli estremisti, che spiegano ogni quante volte il personaggio gira il capo per guardare persone presenti nella stessa stanza e che è scontato lui veda comunque: una noia mortale; oppure, viceversa, decine e decine di paragrafi di due righe per continuare a saltare dalla testa di qualcuno a quella di qualcun altro. Qui scappa il riso, ma succede davvero spesso.

No, così non si fa. La scena va vista con gli occhi di un unico personaggio, senza cambiare prospettiva all'improvviso, altrimenti il lettore non sarà in grado di immedesimarsi e di sentirsi coinvolto ed emozionato.

Ricordatevi di dirlo a quei 'geni' che non preparano mai la scaletta perché secondo loro fa venire meno l'emozione. Sappiate che al 99% non sapranno nemmeno di cosa state parlando.

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