sabato 10 dicembre 2016

Il problema delle inverosimiglianze


Vorrei precisare una questione che, nonostante la sua apparente semplicità, vediamo spesso irrisolta, perché molti aspiranti scrittori confondono la fantasia con l'inverosimiglianza.

Un romanzo può essere anche di genere fantastico (fantasy fantascienza, horrorr... quel che volete), ma la credibilità e la coerenza con se stesso non devono venire meno, sia quella della struttura sia quella della caratterizzazione dei personaggi.

Se io ho protagonisti adulti che parlano e reagiscono come ragazzini, a meno che non abbiano una particolare patologia o la loro eventuale razza aliena lo richieda, non è verosimile; se io ho un agente segreto che non sa usare le armi non è verosimile; se io ho qualcuno sotto copertura che dimostra di non sapere nulla del mondo in cui si sta muovendo e, ancora peggio, non suscita alcun dubbio negli altri personaggi, non è verosimile.

Vi ho portato alcuni esempi estremi, ma non avete idea di quanti esordienti infarciscano di inverosimiglianze (talvolta anche una a pagina) i testi che propongono, e purtroppo ce ne sono anche di caricati per la vendita. Ingenuità che portano spesso al riso non voluto, per non dire alla chiusura del libro.

Rispondere che, se è per questo, gli elfi non esistono o ancora non abbiamo scoperto il modo in cui infrangere la barriera della luce dimostra solo l'impreparazione e l'immaturità dello scrivente, che ancora non ha compreso la differenza tra il fantastico e il verosimile.

Potete avere l'idea più grande di questo modo e scrivere nella maniera più fluida possibile, ma se inserite inverosimiglianze il lettore non potrà mai immedesimarsi del tutto in quello che state narrando, né tanto meno farsi coinvolgere.


Nessun commento:

Posta un commento