mercoledì 21 dicembre 2016

Dialogare con ritmo


Nella narrativa contemporanea è difficile trovarsi di fronte a opere prive di dialoghi e, quando succede, è perché si tratta di testi particolari; più spesso sono primi esperimenti confusi e noiosissimi di qualche esordiente.

Nei dialoghi sta la pasta dei vostri personaggi, ed è grazie a essi che i lettori potranno immedesimarsi in loro e nelle loro emozioni soprattutto in fase di azione.

Non è semplice dare ritmo a un dialogo, né tanto meno renderlo brillante e/o efficace.

Ce ne sono di molti tipi. Per esempio, con la scansione diretta possiamo fornire dei rapidissimi botta e risposta privi di incisi, ma questa tecnica è utilizzabile solo nel caso in cui a parlare siano due persone, altrimenti il lettore perde il filo in merito a chi sta parlando.

La scansione doppia è ancora fra due personaggi, ma gli incisi possono servire per caratterizzare al meglio i nostri 'attori', sia riguardo espressioni e gesti, sia riguardo il verbo dichiarativo.

La scansione multipla ci permette infine di far interloquire più di due personaggi, sempre attraverso il chiarimento dell'inciso col verbo dichiarativo associato a chi sta parlando, e in merito a quando sta accadendo o quanto si sta muovendo intorno a loro.

La punteggiatura differisce da editore a editore, così possiamo trovare dialoghi segnalati da trattini lunghi, virgolette alte e caporali, ma l'utilizzo più diffuso è quello dei caporali, perché permette di sfruttare le virgolette alte per i discorsi riportati e i corsivi per i pensieri, mentre il trattino può rimanere corto per le parole composte. Anche nel caso della punteggiatura il tutto differisce da consuetudine a consuetudine, ma sarebbe opportuno inserirla all'interno se il discorso è chiuso e si riparte con la maiuscola, e all'esterno se l'inciso propone per esempio la virgola prima di ripartire in minuscolo. Sarebbe in ogni caso buona norma cominciare in un modo e proseguire sempre con lo stesso per coerenza e omogeneità.

Un altro aspetto importante è che questi dialoghi risultino credibili e non artefatti. Le battute devono scorrere come se i nostri personaggi stessero parlando normalmente e non come libri stampati. Solo così il lettore riuscirà a farsi trascinare. Gli scambi non devono contenere informazioni inutili, eccessive, tanto meno svolgersi per tempi interminabili se per esempio è in corso un'azione. Gli 'attori' devono confrontarsi in maniera diretta, immediata e soprattutto verosimile; tutto quello che 'ascoltiamo' deve sembrarci reale.

La lunghezza degli incisi, come suddetto, dipende dal tipo di azione e da quanto in quel momento è necessario approfondire i pensieri del personaggio. Inutile allungarli troppo se l'azione deve essere serrata; utile ampliarli se vogliamo creare un momento di riflessione fra i nostri eroi tra una scena movimentata e un'altra.

Tra gli errori più comuni incontriamo i dialoghi carichi di infodump, ovvero quando i personaggi parlano tra loro di cose che già sanno per informare il lettore: una pratica che spezza la magia dell'immedesimazione e che va scongiurata, ripiegando su altri espedienti narrativi, a seconda del caso. Altro errore tipico è quello dei dialoghi in cui non si arriva a nulla e non si dice niente di rilevante, ma che stanno lì solo per allungare il brodo in maniera ripetitiva. Ogni scambio deve sempre essere funzionale alle vicende narrate.

Un ultimo appunto: non abbondate in aggettivi e avverbi nel 'parlato', non utilizzate un lessico troppo ricercato - a meno che non lo richieda la caratterizzazione specifica - ma puntate su emozioni e reazioni.

Non dimentichiamo mai che 'si parla come si mangia.'

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