mercoledì 2 novembre 2016

La morte del futuro


Nel post dedicato alle emozioni nella fantascienza ho accennato rapidamente in chiusura alle probabili cause del declino del genere, che vorrei oggi approfondire partendo proprio da quel presupposto.
La fantascienza ha già detto tutto? Da scoprire è rimasto poco? Meglio ripiegare sul fantasy o il paranormal, tanto questa trovata o quest'altra saranno per sempre impossibili?
Ho aggiunto che abbiamo anche imparato che ogni conoscenza può essere rivista, grazie agli studi sulla quantistica, per cui l'ignoto potrà acquisire in ogni tempo il senso del meraviglioso, ma il problema sussiste, e il fatto che chiunque ormai utilizzi il termine come sinonimo di assurdo, in maniera spesso addirittura denigratoria, lo dimostra.
C'è un altro fattore, però, ed è la crisi contemporanea, che ci sta obbligando a vivere nel presente con il terrore per un futuro incerto. Non solo è difficile immaginare il futuro perché ci sembra ormai che già esista tutto quanto era stato profetizzato dalla fantascienza classica, ma anche perché è difficoltoso da un punto di vista emozionale. Ed eccoci di nuovo a bomba rispetto al post precedente: l'emozione nella sci-fi va bene, ma giusto se ci svaghiamo con qualche effetto meraviglioso da supereroe cinematografico.
Molte persone non pensano all'avvenire perché vivono il presente, insicuri sull'esistenza stessa di questo avvenire. Il futuro non è più una speranza come categoria, figurarsi l'immaginare nuove frontiere.
Il presente ci riempie dentro e fuori.
E allora perché non farci svagare da autori che questo futuro di speranza riescono a immaginarlo ancora?

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