venerdì 18 novembre 2016

Acciuffare un'idea


L'immagine romantica dello scrittore folgorato all'improvviso da un'idea che riempirà otto tomi è assai meno credibile del disperato che arriva a digitare su Google "Come farsi venire in mente qualcosa." Questo è anche il motivo per cui gli intervistatori, in genere, si sentono in dovere di formulare la banalissima domanda "Come ti è venuta l'idea?"; ed è la ragione per cui l'intervistato comprende a quel punto di avere il diritto di rispondere con storie altrettanto inventate.

La verità è che quasi nessuno ricorda di preciso da dove, come o perché arriva un'idea (a meno che non si tratti di qualcosa di dozzinale o scopiazzato), perché spesso si tratta di una combinazione di input che, se non appuntata all'istante, può perdersi nei meandri della memoria.

L'idea di rado arriva in sogno. Più probabile che vi folgori mentre state guidando o siete a lavoro. Meglio se state ascoltando una canzone o avete appena visto una determinata faccia. L'importante è che troviate il prima possibile il tempo per appuntarvi una breve frase per non perderla di vista, né 'd'orecchio', perché sarà proprio questa frase lasciata lì a riposare a dirvi se a distanza di tempo c'è dentro un soggetto che vale la pena di essere ampliato e sviluppato.

Dello sviluppo parleremo in seguito, perché è bene non perdere di vista neppure il "lasciata lì a riposare." La decantazione dell'idea non è importante solo per capire se la folgorazione ancora ci colpisce a distanza di tempo o meno, ma anche perché iniziare a scrivere di getto porta a blocchi, incongruenze e mancanza di equilibrio e omogeneità. Senza contare che dovremo andare a parlare di personaggi, e se ancora non sono conosciuti a fondo dall'autore stesso è impossibile che il loro background possa coinvolgere un lettore.

Queste facce che vi stanno girando in testa, perché si comportano in un modo? Perché reagiscono in un altro? Cosa ha formato il loro carattere? Cosa c'è dietro quel particolare che volete inserire perché vi sembra originale? Quanto può diventare lunga questa storia? Da quale angolazione la vedrò? In quale maniera l'idea di partenza fungerà da leitmotiv nel corso della narrazione? Quali saranno gli intoppi? E l'ambientazione? E l'eventuale documentazione? Come potrò far entrare i miei attori in scena senza spiegare tutto e subito?

Sono questi gli ampliamenti dell'idea iniziale che dovete continuare ad appuntare prima di pensare a uno sviluppo organico, a una scaletta. Non date retta a chi vi dice che la scaletta genera freddezza, tutto dipende sempre da come il materiale viene gestito. Semmai è il non averla che produce caos e ingenuità.

Insomma, prendetevi tutto il tempo che vi serve per entrare in sintonia con quanto vi sta frullando nella testa, altrimenti sarebbe come intraprendere un viaggio con qualcuno che ancora non conoscete bene e con cui potreste non andare d'accordo.

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