sabato 29 ottobre 2016

Terra ribelle


L'uomo non muore per il terremoto, ma per i danni delle e alle opere dell'uomo.
In questi ultimi mesi l'Italia è stata ferita a più riprese e, per quanto la nostra penisola sia consapevole di essere altamente sismica, non è possibile "abituarsi alla morte innaturale."
Il terremoto è naturale, non lo sono le conseguenze relative alle costruzioni delle civiltà.
Il lato naturale del terremoto che più spaventa l'uomo, però, è che, al di là dei sismografi, non si può prevedere come altri fenomeni che ci permettono di fuggire in anticipo, come un'alluvione, per esempio (anche se non sempre è possibile pure in quest'ultimo caso).
Il terremoto toglie le basi da sotto i piedi ai noi bipedi anche troppo civilizzati.
Oltre alla narrativa, per ovvie ragioni di spettacolarità, pure il cinema di fantascienza ha indagato su questa paura, con film catastrofici e post apocalittici.
Uno dei più celebri è sicuramente "Terremoto", di Mark Robson (1974): sfruttando la sperimentazione sul sistema audio Sensurround, con le sue basse frequenze, faceva tremare le poltroncine della sala cinematografica, trasmettendo nello spettatore un effetto realistico.
Ma, come per tutto quanto riguarda la fantascienza, il fulcro si è spostato nel presente, e le moderne narrazioni hanno trovato spazio nei palinsesti tv che spettacolarizzano i drammi in diretta.
Cosa c'è di civilizzato negli sciacalli che approfittano degli averi dei terremotati o negli autori di selfie che scelgono come sfondo le macerie?
Un libro o un film veicolano sempre un messaggio, sondano la psiche umana e portano l'uomo a riflettere sulle conseguenze delle sue azioni, mentre quanto descritto sopra non è altro che mera strumentalizzazione e stupidità incivile, palese senza troppe riflessioni o analisi psicologiche.
Peccato che i fenomeni naturali non possano selezionare la specie individuando solo determinati soggetti. Ma in futuro, chissà... grazie  un'invenzione umana...

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