domenica 23 ottobre 2016

Emozioni fantascientifiche


Quando ho deciso di togliere dal cassetto "Il ritmo delle stelle" e "Kabaa delle caverne" già sapevo di non dovermi aspettare troppo da questo progetto, e difatti l'ho presentato ai blog dichiarando in partenza che ero pienamente cosciente del fatto che la SciFi Romance non funziona.
Le statistiche dimostrano che la maggior parte degli uomini non legge rosa e la maggior parte delle donne non legge fantascienza, figurarsi il derivato né carne né pesce. Volevo solo scoprire quanti sono gli uomini che leggono romance e quante le donne che apprezzano la fantascienza.
Tutto sta nell'emozione.
Gli uomini sono più orientati verso il razionale e il tecnico, le donne nell'istintuale ricerca del coinvolgimento emotivo. Sempre a livello statistico, poi ci auguriamo - come per ogni cosa - che al mondo vi siano eccezioni.
La fantascienza è tecnica, fredda, e di conseguenza non genera emozioni. Questo deve essere l'assioma pregiudiziale che si impossessa delle lettrici; i lettori tendono invece a ritenere il romance sdolcinato e svenevole in toto, e lo rifuggono di conseguenza.
Perché allora non succede con i film, i telefilm, i fumetti o i supereroi in generale? Solo perché sono più accessibili al grande pubblico? No, semmai perché gli effetti speciali destano stupore nello spettatore, e lo stupore è emozione.
'Disumano' (disumanizzante), 'alieno' (alienazione) sono due termini cardine della fantascienza così come della protesta sociologica a essi correlata, e sono ovviamente associati a qualcosa di 'altro da noi.' Basta però che questi temi vengano collegati alla nostra storia, alle antichità, ai misteri e all'archeologia ed ecco che la fantascienza è percepita come thriller, dunque cadono i pregiudizi.
Rispetto a qualche decennio fa, ci sembra ormai che la fantascienza abbia già detto tutto, perché è rimasto poco da scoprire, meglio ripiegare sul fantasy o il paranormal, tanto la fisica sta dimostrando che questa trovata o quest'altra saranno per sempre impossibili.
Paradossalmente, però, abbiamo anche imparato che ogni conoscenza può essere rivista, per cui l'ignoto potrà acquisire in ogni tempo il senso del meraviglioso.
In questo senso, perché un viaggio all'indietro nel tempo dovrebbe essere meno emozionante di un'indagine contemporanea fra le piramidi egizie? Perché sondare le emozioni di qualcuno di molto diverso (o lontano nello spazio-tempo) da noi dovrebbe apparire prevedibile e sdolcinato?
Un'emozione è sempre un'emozione, qualsiasi etichetta le attribuiamo per evidenziarla o per nasconderla a scopo di marketing. Non vi pare?

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